Estate – Donna con i girasoli
|
«...Portami tu la pianta che conduce dove sorgono bionde trasparenze e vapora la vita quale essenza; portami il girasole impazzito di luce.» — Eugenio Montale Questa è l'ultima strofa della poesia di Montale che celebra mirabilmente questo grande fiore in cui l'Estate pare incarnarsi. Giovanni Acci dipinge una donna robusta, dalle spalle e dal petto in mostra. La figura domina la scena con un'espressione ridente ed esuberante. È avvolta sino alla vita da una massa di girasoli in piena fioritura; sullo sfondo, sotto un cielo sereno, si stagliano i tetti di Gombola, il borgo appenninico modenese tanto caro ad Acci e ricorrente nella sua produzione. L'opera è il frutto di un lungo studio compositivo, testimoniato da numerosi bozzetti, disegni e dal cartone preparatorio. «La luce nel nostro artista non nasce dal sole, bensì da una fonte spirituale che si concretizza volta a volta a seconda dell'esigenza rappresentativa… non è possibile fare un rapporto con la realtà esterna. Ogni sua opera va guardata come fatto a sé stante, come espressione spirituale.» «In questo dipinto, la vera fonte luminosa è rappresentata proprio dai girasoli in rigoglio: riempiendo la fascia inferiore della tela, essi irradiano di luce non solo la figura femminile — feconda, corpulenta, dal volto adusto e dall'abito viola sfumato — ma anche, gradatamente, l'incantevole paesaggio montano che fa da sfondo» — Giovanni Arcidiacono |
|
In Estate, questa concezione trascendente della pittura trova un'incarnazione concreta: la luce non piove dall'alto, ma emana direttamente dal cuore stesso della composizione.
In Estate, questa concezione trascendente della pittura trova un'incarnazione concreta: la luce non piove dall'alto, ma emana direttamente dal cuore stesso della composizione.
La figura femminile è un tema centrale nel percorso artistico di Giovanni Acci e ritorna intimamente intrecciata al motivo dei girasoli.
Non rappresenta per il pittore una semplice variazione sul tema della natura morta o del ritratto ambientato,
bensì un vero e proprio archetipo visivo e spirituale.
Non rappresenta per il pittore una semplice variazione sul tema della natura morta o del ritratto ambientato,
bensì un vero e proprio archetipo visivo e spirituale.
In diverse declinazioni della sua produzione, la donna e il girasole si fondono in un’unica forza generatrice: l'Artista ha mostrato il fiore svettante nei campi, reciso nel suo massimo fulgore tra le braccia della contadina, e infine solitario, ormai appassito e privo di petali sul ripiano di un tavolo; il girasole cessa di essere mero elemento decorativo per farsi sorgente autonoma di luce, mentre la figura femminile ne assorbe e ne irradia il calore primordiale. Attraverso una pennellata ricca, una materia pittorica viva e un continuo studio compositivo — testimoniato dal fitto corpus di bozzetti e disegni preparatori —, Acci trasfigura il dato reale in una visione ideale. La femminilità, corpulenta e solare, si fa così incarnazione dell'Estate e specchio di quella luce interiore che definisce l'intera poetica del Maestro.
Il Girasole tra Simbolo e Tradizione Artistica
Celebrato dai poeti come vera e propria incarnazione del sole, il girasole deve la sua carica simbolica alla sua stessa natura: questo fiore ama a tal punto la luce da orientare la calatide verso il punto di maggiore illuminazione, volgendosi costantemente a sud.
È proprio questa sua attrazione per la luce ad averne fatto, fin dall'antichità, un'icona carica di significati. Originario dell'America, era considerato dagli Inca un'immagine vegetale del dio sole e un simbolo di sovranità; i suoi sacerdoti gli attribuivano persino poteri magici, affascinati dalla geometria sacra dei semi disposti in spirali orarie e antiorarie. (J.Hall). Nel Seicento europeo l'Helianthius annus (allora chiamato eliotropio) compariva già come simbolo di ferma devozione nell'Autoritratto con girasole di Antoon van Dyck, o più tardi negli eleganti e minuziosi studi botanici di Bartolomeo Bimbi (Girasole doppio, 1721).
È però con i grandi maestri dell'arte moderna che il girasole si trasforma in specchio dell'anima e della figura umana. Se i lavori di Egon Schiele e le celebri tele di Vincent van Gogh ad Arles (1888-1889) affidano ai fiori recisi in vaso un senso di viscerale gratitudine e tormentata ricerca interiore, Gustav Klimt che dopo aver eseguito l'opera Giardino della fattoria con girasoli (1905-6) diversifica la composizione in maniera ancor più originale con il suo Girasole (1906-7), un grande fiore che domina su tutto il resto a voler quasi alludere a un ritratto di donna.
Giovanni Acci si inserisce con originalità in questo fertile dialogo pittorico — frequentato da maestri come, Monet e Gauguin — fondendo la forza vegetale del fiore vivente con la robusta corporalità della donna e con la luce spirituale del paesaggio.
È proprio questa sua attrazione per la luce ad averne fatto, fin dall'antichità, un'icona carica di significati. Originario dell'America, era considerato dagli Inca un'immagine vegetale del dio sole e un simbolo di sovranità; i suoi sacerdoti gli attribuivano persino poteri magici, affascinati dalla geometria sacra dei semi disposti in spirali orarie e antiorarie. (J.Hall). Nel Seicento europeo l'Helianthius annus (allora chiamato eliotropio) compariva già come simbolo di ferma devozione nell'Autoritratto con girasole di Antoon van Dyck, o più tardi negli eleganti e minuziosi studi botanici di Bartolomeo Bimbi (Girasole doppio, 1721).
È però con i grandi maestri dell'arte moderna che il girasole si trasforma in specchio dell'anima e della figura umana. Se i lavori di Egon Schiele e le celebri tele di Vincent van Gogh ad Arles (1888-1889) affidano ai fiori recisi in vaso un senso di viscerale gratitudine e tormentata ricerca interiore, Gustav Klimt che dopo aver eseguito l'opera Giardino della fattoria con girasoli (1905-6) diversifica la composizione in maniera ancor più originale con il suo Girasole (1906-7), un grande fiore che domina su tutto il resto a voler quasi alludere a un ritratto di donna.
Giovanni Acci si inserisce con originalità in questo fertile dialogo pittorico — frequentato da maestri come, Monet e Gauguin — fondendo la forza vegetale del fiore vivente con la robusta corporalità della donna e con la luce spirituale del paesaggio.











